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	<title>Solution Ltd</title>
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	<description>specialisti nella costituzione e gestione LTD</description>
	<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:52:13 +0000</pubDate>
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		<title>News &#124; Sempre piu&#8217; persone scelgono di costituire una LTD</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:00:33 +0000</pubDate>
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OPERARE IN ITALIA TRAMITE UNA LTD DI DIRITTO INGLESE: PROFILI SOCIETARI E FISCALI
Il fenomeno,  diffuso anche in Italia, ha avuto negli ultimi anni un notevole sviluppo negli  altri stati europei, come la Germania, dove sono state costituite più di trentamila Limited di diritto inglese,che operano esclusivamente nel territorio tedesco,mediante sedi secondarie appositamente istituite in loco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-321" title="emploi-senior" src="http://www.buongiornonetwork.it/wp-content/uploads/2010/07/emploi-senior-300x120.jpg" alt="" width="300" height="120" /></p>
<p>OPERARE IN ITALIA TRAMITE UNA LTD DI DIRITTO INGLESE: PROFILI SOCIETARI E FISCALI</p>
<p>Il fenomeno,  diffuso anche in Italia, ha avuto negli ultimi anni un notevole sviluppo negli  altri stati europei, come la Germania, dove sono state costituite più di trentamila Limited di diritto inglese,che <span id="more-77"></span>operano esclusivamente nel territorio tedesco,mediante sedi secondarie appositamente istituite in loco, mantenendo nel Regno Unito sedi legali meramente “virtuali”.<br />
Anche in Italiavi sono i presupposti per ripetere l’esperienza tedesca e numerose Limited britanniche iniziano ad essere costituite.</p>
<p>La mattina, quando aprite gli occhi su una nuova giornata, vi sentite liberi? E quanto liberi? Moderatamente liberi o immensamente liberi? Secondo una ricerca condotta dall’Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, almeno in fatto di libertà economica, in Italia non ce la passiamo troppo bene.</p>
<p>Italia a libertà (economica) condizionata<br />
In base all’indice messo a punto per l’analisi, l’economia italiana risulta libera al62,7%. Il dato, per un verso positivo (migliore dell’1,3% rispetto allo scorso anno), è, da un altro verso, estremamente sconsolate, visto che non vale al nostro Paese altro che il 74esimo posto nella classifica mondiale.</p>
<p>Troppe tasse e corruzione nello Stivale<br />
Se il miglioramento rispetto all’anno passato (equivalente a una scalata di due posizioni nella graduatoria globale) riflette, secondo i ricercatori, modesti passi avanti nella libertà di scambio e nella libertà di investimento, complessivamente il nostro sistema economico risulta zavorrato “da una gestione inefficiente delle finanze pubbliche, una corruzione diffusa e un elevato carico fiscale”.</p>
<p>L’indice della libertà economica<br />
L’Indice della libertà economica consiste di dieci indicatori, che vengono calcolati annualmente per 179 Paesi. A primeggiare, nel 2010, sono quattro Paesi asiatici e dell’Oceano Pacifico: Hong Kong, Singapore, Australia e Nuova Zelanda. La recente crisi economica, che ha obbligato i governi a intervenire maggiormente in campo economico, ha invece spinto altri grandi protagonisti dell’economia mondiale a fare qualche passo indietro: il Regno Unito (con un tasso di libertà del 76,5%) è undicesimo, mentre gli Stati Uniti galleggiano attorno all’ottava posizione.</p>
<p>La situazione europea<br />
In Europa, l’Irlanda è il Paese più libero (81,3%), nonché il quinto generale, mentre tutte le altre nazioni – con distacchi più o meno ampi – trovano posto davanti all’Italia. Dietro di noi, del consesso europeo, rimane solo la Bulgaria, 75esima con il 62,5%.</p>
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		<title>News &#124;L&#8217;Italia ha rischia di avere la pressione alta!</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 11:47:34 +0000</pubDate>
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In Italia se ne va in tasse il 43,2% del reddito ..
non siete comodamente poggiati su una sedia, andate a prenderla e sedetevi. Assicuratevi di non correre il rischio di cadere e farvi male, perché vi creerà qualche giramento di testa scoprire che è dall’ormai lontano 1997 che la pressione fiscale sui cittadini italiani non era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-320" title="savoirsentourer" src="http://www.buongiornonetwork.it/wp-content/uploads/2010/07/savoirsentourer-300x120.jpg" alt="" width="300" height="120" /></p>
<p><a href="http://www.buongiornonetwork.it/wp-content/uploads/2010/07/savoirsentourer.jpg"></a><strong>In Italia se ne va in tasse il 43,2% del reddito ..</strong></p>
<p>non siete comodamente poggiati su una sedia, andate a prenderla e sedetevi. Assicuratevi di non correre il rischio di cadere e farvi male, perché vi creerà qualche giramento di testa scoprire che è dall’ormai<span id="more-319"></span> lontano 1997 che la pressione fiscale sui cittadini italiani non era tanto elevata.La notizia, questa volta, è certificata, provenendo dall’Istat, che ha fornito i dati aggiornati sui conti pubblici relativi al 2009.</p>
<p><strong>Se ne va in tasse il 43,2% del reddito</strong><br />
Quanto incidono le tassesul reddito degli italiani? Molto, forse troppo e, soprattutto, sempre di più. Nell’anno 2009, il Fisco ha alleggerito i cittadini italiani del 43,2% delreddito faticosamente guadagnato; la pressione fiscale, dunque, ha così superato il già elevato margine del 2008, quando si era attestata a un ragguardevole 42,9%. Si tratta di un record: era dal 1997, anno della famigerata Eurotassa, che la pressione fiscale non raggiungeva livelli analoghi.</p>
<p><strong>Quinti in Europa</strong><br />
Poco consolante è sapere che anche al di là delle Alpi, in Francia, le tasse incidono nella stessa percentuale sui bilanci familiari. In ambito europeo, il Belpaese – scalando due posizioni –raggiunge la quinta piazza nella pericolosa (e poco ambita) graduatoria degli Stati con la maggior pressione fiscale. Davanti all’Italia si trovano: Danimarca (49%), Svezia (47,8%), Belgio (45,3%), Austria (43,8%). L’elevatissima pressione fiscale dei Paesi scandinavi, però, si spiega con gli assai evoluti sistemi di welfare, che richiedono un maggior ricorso alla fiscalità generale.</p>
<p><strong>Le ragioni dei numeri</strong><br />
Insieme ai numeri, l’Istat ha fornito anche una loro prima interpretazione. Come spiegano dall’istituto nazionale di statistica: “Tale risultato è l’effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (–2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (imposte in conto capitale), cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro”.</p>
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		<title>News &#124; Conviene costituire un’azienda nel Regno Unito</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 08:09:39 +0000</pubDate>
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Molti imprenditori aprono la loro societa&#8217; nel Regno Unito come LTD
clicca qui &#62;&#62; (srl in Italia) . Molti i vantaggi clicca qui &#62;&#62; , e il costo per la costituzione e&#8217; molto basso rispetto ad altri paesi europei clicca qui &#62;&#62;
Un imprenditore che opera in Italia ma che non vuole rispondere della  sua aziendacon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/INGHILTERRA.jpg" alt="http://static.blogo.it/soldiblog/INGHILTERRA.jpg" /></p>
<p>Molti imprenditori aprono la loro societa&#8217; nel Regno Unito come LTD</p>
<p><strong><a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=13" target="_blank">clicca qui &gt;&gt;</a></strong> (srl in Italia) . Molti i vantaggi <strong><a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=16" target="_blank">clicca qui &gt;&gt;</a></strong> , e il costo per la costituzione e&#8217; molto basso rispetto ad altri paesi europei <strong><a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=14" target="_blank">clicca qui &gt;&gt;</a></strong></p>
<p>Un imprenditore che opera in Italia ma che non vuole rispondere della  sua<span id="more-103"></span> aziendacon tutto il suo patrimonio non è più costretto a  costituire una Srl.<br />
Da qualche anno, grazie alla Corte europea di giustizia, ci sonoaltre  alternative.<br />
Una delle più economiche è quella di costituire una Ltd, l’equivalente  britannica di una Srl, ma meno costosa. Il capitale minimo per una Srl è  di 10.000 euro, per una Ltd è una sola sterlina britannica. I costi  medi del processo di costituzione sono di circa 5.000 euro per una Srl e  soltanto 1.000 - 2.000 euro per una Ltd.</p>
<p>Uno studio condotto da ricercatori dell’Università Bocconi, della  Oxford University e della Université Libre di Bruxelles ha rilevato che  gli imprenditori hannocominciato a usufruire della nuova legislazione e  che soprattutto il Regno Unito è diventato il punto focale per la  costituzione di imprese provenienti da tutta l’Unione europea.</p>
<p>Tra il 2003 e il 2008 sono state costituite nel Regno Unito più di 77.000 nuove Ltd provenienti da altri paesi Ue: gli imprenditori si  allontanano dai sistemi legali nazionali per costituire le loro imprese a  costi minori.</p>
<p>Questa possibilità si è creata quando alcune recenti sentenze della  Corte europea di giustizia, le cosiddette sentenze “Centros”, hanno  consentito agli imprenditori di scegliere liberamente il paese in cui  costituire la loro società: il paese di costituzione può essere del  tutto indipendente dal luogo in cui l’impresa è effettivamente  localizzata.</p>
<p>Gli imprenditori scelgono di costituire le loro società nel Regno  Unito anziché nel loro paese d’origine, perché la qualità della  legislazione è simile ma i costi sono inferiori; inoltre non hanno  bisogno di conoscere il diritto britannico perchè la costituzione è  quasi sempre mediata da veri e propri agenti che operano su quasi tutti i  mercati locali dell’Europa. La costituzione, nel Regno Unito, non  richiede notai, è veloce e solitamente può essere gestita via Internet.</p>
<p>Se paesi “costosi” come la Germania, l’Italia e l’Olanda non  riformeranno il loro diritto d’impresa per rendere più economica la  costituzione di imprese a responsabilità limitata è molto probabile che  questo trend aumenti notevolmente nei prossimi anni.</p>
<p>Blog Imprenditori</p>
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		<title>News &#124; Questa Burocrazia canaglia!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 09:28:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Aumenta la richiesta di costituire Ltd in Uk&#8230;numerosi i vantaggi&#8230;
Burocrazia, cara dannata burocrazia. Codesto deve essere il pensiero del popolo di tutte partite IVA ITALIANO. In adempimenti necessari alla corretta gestione fiscale della propria attività, infatti, se ne va una grande parte considerevole dei guadagni annuali di artigiani, liberi professionisti, piccoli imprenditori e altre categorie. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.anglo-dutch.net/images/gb-flag.gif" alt="" /></p>
<p>Aumenta la richiesta di costituire Ltd in Uk&#8230;numerosi i vantaggi&#8230;</p>
<p>Burocrazia, cara dannata burocrazia. <strong>Codesto deve essere il pensiero del popolo di tutte partite IVA ITALIANO</strong>. In adempimenti necessari alla corretta gestione fiscale della propria attività, infatti, se ne va una grande parte considerevole dei guadagni annuali di artigiani, liberi professionisti,<span id="more-335"></span> piccoli imprenditori e altre categorie. Complessivamente, secondo un’indagine svolta dalla societa&#8217; KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, ai titolari di partita IVA la burocrazia fiscale</p>
<p><strong>Una pesantissima tassa occulta</strong><br />
Spesso sospettati – a prescindere – di evasione, i liberi professionisti per essere in regola con il fisco si trovano a pagare una “tassa occulta” pari a circa 5.036 euro l’anno. In cosa si disperde questa somma di denaro? Nei non pochi adempimenti burocratici da sbrigare: compilazione della dichiarazione dei redditi, IVA, Intrastat e sostituti d’imposta, compilazione degli studi di settore, calcolo del redditometro, disbrigo delle pratiche fiscali, acquisto di software fiscali, tenuta della contabilità, trasmissione telematica delle pratiche e varie</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’amaro confronto con tutta l’Europa</span></strong><br />
Tutto assume un retrogusto più amaro se si prendono in considerazione i maggiori sacrifici che occorre sopportare per mantenere un’attività in Italia rispetto a quanto accade nel resto d’Europa. A fronte del 5.036 euro bruciati dalla burocrazia fiscale in Italia, in Francia ci se la cava con 13.20, in Germania con 1.270 euro, in Spagna con 1.210, in Olanda con 1.160, in Svezia con 1.070, <span style="color: #0000ff;">mentre in Gran Bretagna bastano appena 850 euro.</span></p>
<p><strong>Costi in aumento</strong><br />
<strong> Va tenuto presente, inoltre, che nel nostro Paese ITALIA</strong> i costi di gestione fiscale della propria attività sono aumentati e continuano ad aumentare. A causa di nuovi adempimenti richiesti dall’Amministrazione finanziaria, infatti, rispetto al 2009, i costi della burocrazia fiscale nell’ultimo anno sono cresciuti del 4,5%.</p>
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		<title>20 motivi per aprire la societa&#8217; in Gran Bretagna</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 06:10:43 +0000</pubDate>
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Cosa rende il Regno Unito la destinazione per investimenti preferita dalle aziende che intendono trasferire la propria sede e sviluppare le loro attività commerciali globali?
Elenchiamo 20 dei motivi principali che distinguono il Regno Unito da ogni altro paese.
1. Il luogo in Europa dove è più facile costituire e gestire attivitàimprenditoriali e commerciali: la World Bankha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogimprenditori.it/wp-content/uploads/2008/11/azienda-regnounito.jpg" alt="http://www.blogimprenditori.it/wp-content/uploads/2008/11/azienda-regnounito.jpg" /></p>
<p>Cosa rende il Regno Unito la destinazione per investimenti preferita dalle aziende che intendono trasferire la propria sede e sviluppare le loro attività commerciali globali?</p>
<p>Elenchiamo 20 dei motivi principali che distinguono il Regno Unito da ogni altro paese.<br />
<strong>1. Il luogo in Europa dove è più facile costituire e gestire attivitàimprenditoriali e <span id="more-105"></span>commerciali</strong>: la World Bankha rilevatoche per costituire un’attività commerciale nel Regno Unitosono sufficienti 7 giornirispetto ad una media di 38 giorni negli altri paesi europei. Ha inoltre classificato il Regno Unito al primo posto in Europa ed al sesto nel mondo per quanto riguarda la semplicità amministrativa di gestire di un’azienda. Fonte: World Bank | per info <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=13" target="_self">clicca qui &gt;&gt;</a></p>
<p><strong>2.</strong> <strong>L’aliquota più elevata di imposte</strong> applicate alle imprese è del28%, la più bassa nei paesi del G7 e inferiore a quella in vigore nella maggior parte degli altri paesi. Infatti, l’aliquota dell’imposta sulle società, che era pari ad oltre il 50% nei primi anni 1980, è stata ridotta fino ad essere ora una delle più moderate nel mondo industrializzato.  Fonte: Deloitte | per info <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=19" target="_self">clicca qui &gt;&gt;</a></p>
<p class="Text_20_body"><strong>3. Uno dei mercati del lavoro più flessibili in Europa</strong>: la World Bank colloca il Regno Unito al secondo posto per quanto riguarda l’assunzione di personale, preceduto di poco dalla Danimarca. Fonte World Bank</p>
<p class="Text_20_body"><strong>4. Il minor numero di barriere all’imprenditorialità a livello mondiale</strong>: l’OCSE ha rilevato che questo paese è al secondo posto al mondo relativamente alla regolamentazione del mercato dei prodotti (preceduto dall’Australia), pone le minori barriere all’imprenditorialità a livello mondiale, e per quelle poste al commercio ed agli investimenti è al terzo posto. Fonte: OCSE</p>
<p class="Text_20_body"><strong>5. Leader mondiale in fatto di innovazione</strong>: il Regno Unito è uno dei paesi più produttivi a livello mondiale per le imprese dedite all’innovazione – la qualità della sua base di ricerca è seconda solamente agli Stati Uniti.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>6. Uno degli ambienti politici più stabili per lo svolgimento di attività imprenditoriali</strong>: secondo i dati di Transparency International, il Regno Unito è uno dei paesi più trasparenti (meno corrotti) al mondo. Tale valutazione lo pone davanti a Francia, Germania, Stati Uniti e Giappone.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>7. Ambiente di regolamentazione stabile</strong>: per la formulazione di normative il Regno Unito adotta una procedura basata sulla consultazione, quindi non vi sono sorprese inaspettate per le aziende.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>8. Uno dei paesi dove è più facile registrare un immobile</strong>: per quanto riguarda la registrazione di un immobile, il Regno Unito richiede procedure molto più semplici rispetto a Francia, Germania, Irlanda ed Italia. Fonte: Cushman and Wakefield</p>
<p class="Text_20_body"><strong>9. Si parla la lingua internazionale del mondo degli affari</strong>: lavorare in inglese dà alle aziende nel Regno Unito un vantaggio naturale quando si tratta di comunicare a livello globale.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>10. Rete di comunicazioni in continuo sviluppo</strong>: il Regno Unito vanta il mercato a banda larga più esteso tra i paesi del G7 ed una delle più solide infrastrutture delle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione a livello mondiale.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>11. Nel 2008 Londra è stata votata la migliore città in Europa per la conduzione di attività imprenditoriali per il 19º anno consecutivo dalla European Cities Monitor</strong>: in base ad una serie di indicatori delle prestazioni chiave, la capitale britannica è il centro dei servizi finanziari leader al mondo. | per info <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=106" target="_self">clicca qui &gt;&gt;</a></p>
<p class="Text_20_body"><strong>12. Talento superiore</strong>: secondo il Times Higher Education Supplement (THES), nel Regno Unito hanno sede le sei migliori università in Europa e due delle migliori tre a livello globale. Fonte: The Times</p>
<p class="Text_20_body"><strong>13. Trampolino di lancio sull’Europa</strong>: il Regno Unito rappresenta la via migliore per raggiungere l’Europa offrendo facile accesso ai 27 paesi dell’Unione europea che, con una popolazione di quasi 500 milioni di persone, costituisce il più esteso mercato unico al mondo. | per info <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=14" target="_self">clicca qui &gt;&gt;</a></p>
<p class="Text_20_body"><strong>14. Il Regno Unito vanta oltre 20 premi Nobel per le scienze della vita</strong>. Per 1 milione di dollari americani di finanziamenti assegnati alla ricerca, i ricercatori britannici producono 16 documenti di ricerca (rispetto ai 9,2 documenti negli Stati Uniti e 3,6 in Giappone). Fonte: ABPI 2008</p>
<p class="Text_20_body"><strong>15. Paese preferito per stabilire sedi imprenditoriali europee</strong>: sempre più imprese straniere stabiliscono le proprie sedi europee nel Regno Unito piuttosto che in altri paesi.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>16. Opportunità olimpiche</strong>: Londra ospiterà i Giochi Olimpici del 2012 e l’approvvigionamento per gli stessi è iniziato già nel 2007. Sono disponibili contratti d&#8217;appalto per aziende di ogni dimensione ed il bilancio totale sarà dell’ordine di miliardi.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>17. Straordinari collegamenti di trasporti</strong>: il Regno Unito dispone di collegamenti di trasporti di classe mondiale. È ora aperto ed in piena efficienza il nuovo Terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow. Sono in programma ulteriori espansioni degli aeroporti di Stansted e della City di Londra, dei terminal di London Gateway e Felixstowe per container che giungono via mare, nonché della rete ferroviaria, con investimenti stanziati per la costruzione della connessione Cross Rail che passerà sotto Londra e per l’infrastruttura per il trasporto di merci su rotaia. | per info <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=106" target="_blank">clicca qui &gt;&gt;</a></p>
<p class="Text_20_body"><strong>18. Elevata qualità di vita</strong>: i residenti nel Regno Unito godono di un elevato tenore di vita, istruzione di qualità e molte possibilità per attività ricreative. Le imposte personali sono basse; la sanità, a finanziamento pubblico, è gratuita per tutti e vi è un ricco patrimonio culturale ed abbondanza di strutture per il tempo libero.</p>
<p class="Text_20_body"><strong>19. Calamita attrattiva per gli investimenti stranieri</strong>: nel 2008 il Regno Unito ha richiamato 501 nuovi investimenti ed ha visto un incremento di quelli esistenti, il valore più ingente in Europa. | per info <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=107" target="_self">clicca qui &gt;&gt;</a></p>
<p class="Text_20_body"><strong>20. Produttività in rapida espansione</strong>: il Regno Unito ha registrato in passato una produttività inferiore rispetto ai suoi maggiori concorrenti, ma la situazione è cambiata e la sua produttività si è ora avvicinata ai livelli di altri paesi, superandone certi.</p>
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		<title>News &#124; In Italia lavori fino al 23 giugno per lo Stato</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 08:25:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Perche&#8217; non aprire una Ltd in UK&#8230;.VANTAGGI E VANTAGGI
In Italia -
Tasse, per pagare il Fisco lavoriamo quattro ore al  giorno
Il Fisco? Aspettando la riforma, per gran parte del 2010 continuerà a camminarci fianco a fianco. E sembra difficile scrollarcelo di dosso perché i conti pubblici non sembrano consentire il tanto atteso taglio delle tasse.Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.anglo-dutch.net/images/gb-flag.gif" alt="http://www.anglo-dutch.net/images/gb-flag.gif" /></p>
<p><strong>Perche&#8217; non aprire una Ltd in UK&#8230;.VANTAGGI E VANTAGGI</strong></p>
<p><strong>In Italia -<br />
Tasse, per pagare il Fisco lavoriamo quattro ore al  giorno</strong><br />
Il Fisco? Aspettando la riforma, per gran parte del 2010 continuerà a camminarci fianco a fianco. E sembra difficile scrollarcelo di dosso perché i conti pubblici non sembrano consentire il tanto atteso taglio delle tasse.Nel 2010 un impiegato di buon livello con moglie e figlio a carico dovrà lavorareun giorno in più per pagare tasse e contributi. Il «Tax Freedom Day», il giorno della liberazione fiscale slitta, infatti, al 23 giugno, mentre nel 2009 la campanella era suonata il 22 giugno. La corvée fiscale del 2010 durerà, quindi, 173 interminabili giornate, pari a una pressione tributaria che supera il 47%. È quasi un record storico di questa classifica (negativa) che il Corriere stila dal 1990. Solo nel 2000 era andata peggio.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">NOSTALGIA </span>- Vent’anni dopo la prima elaborazione non si può non provare nostalgia per il 1990 quando già dall’8 giugno si poteva cominciare a lavorare per se stessi e per la propria famiglia perché l’appetito del fisco era già stato ampiamente sfamato. Da allora la strada è quasi sempre stata in salita, con qualche temporanea discesa. Il decennio che si è appena chiuso non è certo da ricordare visto che il Tax Freedom Day è rimasto stabilmente tra il 20 e il 23 giugno. Speriamo, quindi, nel prossimo. Non può sorridere nemmeno l&#8217;altro contribuente che <span style="font-style: italic;">CorrierEconomia</span>, con l&#8217;aiuto dell’Ufficio studi dell’Associazione artigiani di Mestre, utilizza per calcolare il giorno della liberazione fiscale. È un operaio che guadagna 22.753 euro e che si libererà dal giogo delle tasse prima dell’impiegato, il 5 maggio, sempre, però, con 24 ore di ritardo sul 2009. In salita</p>
<p><span style="font-weight: bold;">IN SALITA</span> - La pressione tributaria, insomma, è aumentata ulteriormente, anche se non ci sono state modifiche peggiorative nel nostro sistema tributario. Lo spostamento in avanti del «Tax Freedom Day» è quasi tutto imputabile, infatti, alla progressività delle imposte sui redditi: la retribuzione è salita (+3,1% sul 2009), ma è aumentata anche l&#8217;incidenza dell’Irpef perché gli aumenti in busta paga vengono tassati tutti con l’aliquota marginale, la più elevata (il 27% per l’operaio, il 38% per l’impiegato). Facendo così salire l’aliquota media: dal 24,3% al 24,9% per l&#8217;impiegato, dall’11,2% all’11,8% per l’operaio. Lo spostamento in avanti del giorno di liberazione fiscale è un fatto fisiologico in assenza di una manutenzione dell’Irpef che tenga conto dell’inflazione aggiornando i vari scaglioni e l’importo delle detrazioni.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">TENORE DI VITA</span> - Si pagheranno maggiori tasse. Ma questo non vuol dire automaticamente che gli italiani stiano peggio di un anno fa. Al netto del prelievo fiscale, infatti, c’è un lieve aumento del reddito disponibile perché le retribuzioni saliranno più dei prezzi, almeno secondo le statistiche ufficiali (+1,5% in base alla relazione previsionale e programmata del governo) sulle quali si basa la nostra elaborazione. Così, dopo aver pagato tutte le imposte, e sostenuto la spesa per mantenere la propria famiglia, il reddito disponibile aumenta rispettivamente di 179 euro per l&#8217;operaio e di 226 euro per l&#8217;impiegato. Italiani un po’ più ricchi. Ma purtroppo anche il Fisco incrementerà il suo bottino. Nel calcolare il «Tax Freedom Day» del 2010, è stato rifatto il bilancio 2009 tenendo conto dei dati definitivi, e non di quelli previsionali utilizzati un anno fa. E qui le cose sono andate meglio del previsto. A consuntivo, nel 2009 si è lavorato per il fisco un giorno in meno rispetto a quanto preventivato a inizio anno: la campanella della liberazione fiscale è suonata il 22 giugno per l’impiegato e il 4 maggio per l’operaio, invece del 23 giugno e del 5 maggio. Il miglioramento è dovuto a due fattori: le retribuzioni medie sono aumentate leggermente di più rispetto alle previsioni (3,5% contro il 3,4%). Ma il contributo maggiore è dovuto alla frenata dell’inflazione: nel 2009 i prezzi sono cresciuti dello 0,8%, le stime davano un +2%. Gli stipendi sono stati aumentati del 3,1%. L’inflazione è stimata all’1,5%. I due contribuenti risiedono in Lombardia. L&#8217;addizionale comunale è quella media: 0,348%.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">GLI AUSPICI</span> - Il 2010, insomma, non è iniziato bene, ma potrebbe continuare meglio se verrà varato almeno un anticipo di riforma fiscale. Anche se il sistema delle due aliquote appare difficile da applicare basterebbe tornare alla curva Irpef degli anni 2001/2006 per sentirsi un po’ più liberi. A patto, però, che non aumentino le imposte sui consumi, l’Iva in particolare, per compensare in parte il taglio dell’Irpef. Le imposte sui consumi incidono, infatti, in misura consistente sul budget familiare: per pagarle nel 2010 bisogna faticare per 53 giorni. Lavorare meno per l’Irpef e di più per l’Iva non sembra essere un grande affare.</p>
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		<title>News &#124; Italia  2009 è cresciuta la pressione fiscale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 08:55:56 +0000</pubDate>
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In molti, probabilmente, se ne saranno accorti ancor prima che arrivasse la certificazione dell’Istat: l’anno scorso il Fisco ha dedicato particolare attenzione ai contribuenti italiani e la pressione fiscale complessiva, così, è aumentata rispetto al 2008.
Una crescita contenuta, ma innegabile
In base ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-276" title="studidisettore" src="http://www.buongiornonetwork.it/wp-content/uploads/2010/05/studidisettore.jpg" alt="" width="300" height="166" /></p>
<p>SEMPRE PIU&#8217; IMPRENDITORI APRONO LE LORO SOCIETA&#8217; IN UK&#8230;SCOPRI I VANTAGGI <a href="http://www.buongiornonetwork.it/?page_id=16" target="_blank">CLICCA QUI &gt;&gt;</a></p>
<p>In molti, probabilmente, se ne saranno accorti ancor prima che arrivasse la certificazione dell’Istat: l’anno scorso il Fisco ha dedicato particolare attenzione ai contribuenti italiani e la pressione fiscale complessiva, così, è aumentata rispetto al 2008.</p>
<p><strong>Una crescita contenuta, ma innegabile</strong><br />
In base ai dati rilasciati dall’Istat all’interno del documento “Conti economici nazionali”, nel 2009 la pressione fiscale (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e <span id="more-88"></span>dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 43,2%; un anno prima lo stesso indice si era fermato a quota 42,9%, vale a dire tre decimi di punto più in basso.</p>
<p><strong>Le vere cause dell’aumento della pressione fiscale</strong><br />
L’Istituto nazionale di statistica spiega l’inasprimento della pressione fiscale con la drastica contrazione che si è registrata nel Pil. Il prodotto interno lordo, infatti, è calato nel corso dell’ultimo anno più di quanto abbiano fatto il gettito fiscale e quello parafiscale, la cui riduzione è stata controbilanciata dalla forte crescita delle imposte in conto capitale (che in termini assoluti hanno mostrato un incremento di quasi 12 miliardi di euro).</p>
<p><strong>Imposta per imposta</strong><br />
Guardando al dettaglio di imposte e contributi, si rilevano alcuni andamenti molto interessanti. Le imposte dirette sono diminuite del 7,1 per cento, quelle indirette del 4,2 e i contributi sociali effettivi dello 0,5 per cento. In quest’ultimo caso, in particolar modo, si deve notare come la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell’importo medio pro-capite, abbia parzialmente compensato la flessione dell’occupazione.</p>
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		<title>News &#124; Aprire in UK ed operare in Italia conviene</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 07:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilor</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Lavora, lavora e lavora, alla fine viene il giorno in cui ci si libera delle tasse e si inizia a guadagnare per se stessi. Il problema è che, come attesta uno studio condotto congiuntamente dal Corriere della Sera e dalla Cgia di Mestre, la fatidica data, nel 2010, si sposterà in avanti di un giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/PESOFISCALE.jpg" alt="http://static.blogo.it/soldiblog/PESOFISCALE.jpg" />Lavora, lavora e lavora, alla fine viene il giorno in cui ci si libera delle tasse e si inizia a guadagnare per se stessi. Il problema è che, come attesta uno studio condotto congiuntamente dal Corriere della Sera e dalla Cgia di Mestre, la fatidica data, nel 2010, si sposterà in avanti di un giorno rispetto al 2009.</p>
<p><strong>173 giorni in tasse</strong><br />
Mediamente, in quest’anno appena iniziato, i contribuenti italiani vivranno il loro giorno di gloria il 23 giugno, dopo 173 di giornate piene di lavoro buone per pagare la<span id="more-76"></span> tasse. Il dato fa ancora più impressione se lo si legge in altra maniera: pensando in termini di ore, infatti, gli italiani lavoreranno 4 ore al giorno esclusivamente per mettersi in regola con l’Agenzia delle Entrate.</p>
<p><strong>Peggio solo nel 2000</strong><br />
L’indagine, che per la prima volta venne condotta nell’ormai lontano 1990, disegna un quadro diacronico scoraggiante. Secondo i dati raccolti, infatti, in questi venti anni di storia recente, solo nel 2000 era andata peggio. Il peggioramento della situazione – non essendo intercorse sostanziali modifiche al sistema di tassazione – è in buona misura attribuibile alla progressività delle imposte sui redditi. Nel 2009, la retribuzione è salita del 3,1%, ma è cresciuta anche l’incidenza dell’Irpef, visto che gli aumenti in busta paga vengono tassati tutti con l’aliquota marginale, la più elevata (il 27% per l’operaio, il 38% per l’impiegato), conducendo a un incremento dell’aliquota media: dal 24,3% al 24,9% per l’impiegato, dall’11,2% all’11,8% per l’operaio. In questa situazione – stante l’assenza di un rimaneggiamento dell’Irpef che aggiorni i diversi scaglioni tenendo conto dell’inflazione – è inevitabile che gli italiani siano costretti a lavorare un giorno in più, prima di iniziare a mettersi in tasca qualche euro.</p>
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		<title>News&#124; Professioni: quale vale di più?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 07:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilor</dc:creator>
		
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Il reddito percepito non è sempre commisurato al valore generato da una professione. Fare lo spazzino genera più ricchezza di quanto faccia un banchiere. Questo il risultato a cui arriva unaricerca condotta dalla New Economics Foundation.
A sorpresa dallo studio condotto dal gruppo di economisti, noto per aver convinto il G7 e il G8 a prendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="post" src="http://static.blogo.it/soldiblog/spazzino.jpg" border="0" alt="Valore del lavoro" width="182" height="191" align="left" /></p>
<p>Il reddito percepito non è sempre commisurato al valore generato da una professione. Fare lo spazzino genera più ricchezza di quanto faccia un banchiere. Questo il risultato a cui arriva unaricerca condotta dalla <a href="http://www.neweconomics.org/">New Economics Foundation</a>.<br />
A sorpresa dallo studio condotto dal gruppo di economisti, noto per aver convinto il G7 e il G8 a prendere in considerazione l’idea del debito internazionale, ci sono lavori che possono produrre benefici e altri che possono causare perdite o danni per la collettività. Dai risultati della ricerca si evince che il lavoro dello spazzino vale di più di quello del<span id="more-68"></span> banchiere.</p>
<p>Mettendo a confronto tre professioni ad elevata remunerazione contro tre pagati poco: da un lato l’addetto di pulizie di un ospedale, un operaio di un centro di recupero di materiali riciclabili e un operatore di infanzia, dall’altro un banchiere della City, un consulente fiscale e un dirigente pubblicitario. Ebbene il verdetto non lascia spazio alla fantasia: l’addetto di pulizie con un’ora di lavoro crea dieci sterline di profitto per ogni sterlina di salario; mentre per ogni sterlina guadagnata dal banchiere di Londra, la comunità ne perde sette. In altre parole il gruppo di economisti della New economics foundation ha messo al centro della ricerca l’utilità delle diverse mansioni che vengono svolte nella società.</p>
<p>“Abbiamo scelto un nuovo approccio per valutare il reale valore del lavoro - spiega il Nef nell’introduzione alla ricerca - . Siamo andati oltre la considerazione di quanto una professione viene valutata economicamente ed abbiamo verificato quanto chi la esercita contribuisce al benessere della società. I principi di valutazione ai quali ci siamo ispirati quantificano il valore sociale, ambientale ed economico del lavoro svolto dalle diverse figure”.</p>
<p>A differenza degli studi precedenti, i risultati della ricerca si concentrano più sul livello pratico delle funzioni che sul valore riconosciuto dalla società a determinate professioni. Se si considera la semplice utilità non ci vuole, infatti, molto a capire che un maestro di asilo risulta più essenziale di un pubblicitario.</p>
<p><a href="http://www.neweconomics.org/sites/neweconomics.org/files/A_Bit_Rich.pdf" target="_blank">Leggi la ricerca&gt;&gt;</a></p>
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		<title>News &#124; Scudo fiscale, per chi suona la campana?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 16:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilor</dc:creator>
		
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All’avvicinarsi della scadenza del 15 dicembre continuano a piovere chiarimenti sulle operazioni coperte dallo scudo fiscale.
Trust: il rimpatrio dei capitali, secondo le precisazioni delle Entrate, dovrebbe riguardare come anticipato qualche settimana fa, anche le attività detenute all’estero per il tramite di trust. E’ prevista la possibilità di accedere allo scudo fiscale anche per le imprese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/scudofiscale2.jpg" alt="http://static.blogo.it/soldiblog/scudofiscale2.jpg" /><br />
All’avvicinarsi della scadenza del 15 dicembre continuano a piovere chiarimenti sulle operazioni coperte dallo scudo fiscale.</p>
<p><strong>Trust</strong>: il rimpatrio dei capitali, secondo le precisazioni delle Entrate, dovrebbe riguardare come anticipato qualche settimana fa, anche le attività detenute all’estero per il tramite di trust. E’ prevista la possibilità di accedere allo scudo fiscale anche per le imprese estere controllate (le cosiddette Cfc) con i relativi effetti che si producono in capo al socio persona fisica che ne detiene il controllo.</p>
<p><strong>Case e yacht</strong>: porte aperte anche <span id="more-66"></span>sulle proprietà immobiliari e di lusso come gli yacht. L’evasione sarà perdonata purchè d’ora in avanti i beni vengano fatti rientrare in dichiarazione. La casa acquistata all’estero anche per solo uso di vacanza “da ora in poi” andrà indicata nella dichiarazione Unico (modulo Rw) non solo se produce redditi imponibili in Italia ma anche se “la produzione dei predetti redditi sia soltanto astratta o potenziale”. Stesso discorso vale anche per tutti gli altri beni patrimoniali, come yacht, quadri di valore o gioielli.</p>
<p><strong>Eredi</strong>: per gli eredi, modalità di emersione ed effetti diversi a seconda di quando si è verificato il decesso. Se l’evento è avvenuto prima del 31 dicembre 2008 (e quindi i beni all’estero sono già detenuti dagli eredi), la dichiarazione riservata dev’essere presentata dall’erede a nome proprio (allegando la dichiarazione di successione o un’apposita autodichiarazione) che, in tal modo, sana sia le proprie violazioni delle disposizioni sul monitoraggio fiscale sia quelle commesse dalla persona deceduta. In questa ipotesi, il conto aperto dall’erede fruisce del regime di riservatezza.<br />
Viceversa, se il decesso è avvenuto nel 2009, la dichiarazione riservata deve essere presentata a nome del defunto e il conto non può fruire della segretezza.</p>
<p><strong>Costo dell’operazione</strong><br />
Si ricorda inoltre che l’imposta straordinaria applicata alle operazioni di emersione del 5% va applicata sul valore delle attività detenute al 31 dicembre 2008 e indicato nella dichiarazione riservata. Se nel corso del 2009 il valore è aumentato, sulla differenza sono dovute le ordinarie imposte sui redditi, con possibilità, a tal fine, di richiedere l’intervento dell’intermediario (articolo 14, comma 8, decreto legge 350/2001).<br />
In caso di rimpatrio parziale del controvalore dei titoli detenuti al 31 dicembre 2008 (perché, ad esempio, una parte della somma incassata viene spesa all’estero), nella dichiarazione riservata va indicato un importo comunque non superiore a quello effettivamente rimpatriato.</p>
<p><a href="http://www.nuovofiscooggi.it/normativa-e-prassi/articolo/scudo-fiscale-dalle-entrate-emergono-ulteriori-chiarimenti">Leggi chiarimenti delle Entrate</a></p>
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